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21 luglio 2017

Abito, via paolo paruta 59 /// SPAZIO 14 MQ

  
    


Foto G. De Siati. Scala di collegamento a 14 mq; Flusso (J. Milani)








Foto Gianluca Zonca. Dall'alto: Flusso (Milani) e 14mq (De Siati); Flusso e Istante (Zonca); 14 mq e Saggio (De Siati)







Dall'alto: Nine to universe (Sara Siami); Gnosi (De Siati); Statement (De Siati)
Porta di collegamento con 14 mq.




comunicato stampa

Abito

Studi Festival 2017

È la coincidenza dello studio con la vita domestica, la casa, nella forma che nasce dall'abitare lo spazio.
La casa che abito è espressione di quell'atteggiamento che entra in relazione col luogo e si manifesta prendendo forma nell'abitazione. In questo contesto resta riservata ad uso esclusivo la camera da letto posta nell'ingresso principale, come fosse una sorta di statement; la cucina dedicata all'incontro con l'altro è la Stanza della Conoscenza e della trasformazione, accoglie il lavoro di Sara Siami; la terza stanza con i suoi accessi è ipogea ed è dedicata agli ospiti, è la stanza della presenza collettiva, Spazio 14 mq, accoglie i lavori di Carlo Galli, Jimmy Milani e Gianluca Zonca.
Abito, secondo l'idea di uno stato già sviluppato ma non pienamente realizzato, anzi, che trova compimento nell'incontro con l'altro.
La casa, un miniappartamento ricavato all'interno di una palazzina storica, la dimora padronale della legatoria Caspani, si trova nei pressi del Naviglio della Martesana. Gli ambiti della mostra sono strutturati su due livelli. Il percorso si articola secondo i tre accessi dell'abitazione, attraverso due scale i tre ambienti attivano una doppia circolarità: dalle cantine si entra nello Spazio 14 mq, si risale la cucina, la Stanza della Conoscenza, proseguendo per la camera da letto si ricomincia o viceversa.

29/01/2017 Milano Abito, via Paolo Paruta, 59 Milano




foglio di sala


L'idea sublime di essere al mondo
e la condizione degli opposti.

La terra, la città di Milano, il naviglio della Martesana ed il suo quartiere, le mura domestiche. Interno esterno sono condizioni che si avvicendano dando carattere al luogo abitato e indirizzano l'essere abitante. Così prende forma Abito, dal valore dell'inseparabilità della partitura quotidiana e contingente al carattere ideale dell'atto creativo che pure dà un senso alla vita reale. Secondo questa precisa ottica ha preso forma il progetto della mostra in casa, presentata durante Studi Festival terza edizione; nel luogo in cui il processo di abitazione è al nono mese, l'apertura delle mura domestiche all'ospite pone la questione della collocazione dell'opera nello spazio della vita quotidiana.
La mostra è stata sviluppata sulla base di un confronto 1:1 con i quattro autori, nel tentativo emotivo di un incontro non sempre riuscito e con risultati inattesi.
La casa ha tre ingressi indipendenti, sviluppando altrettanti percorsi. In questo scritto si seguirà un movimento discendente, verso lo spazio delle relazioni, il livello ipogeo caratterizzato dal "soggiorno", per poi risalire verso il piano terreno con la cucina e la stanza del riposo.

La discesa e la scoperta del valore della luce. (Milani)
Una discesa porta al livello sotterraneo, in fondo, nel deambulatorio si incontra Flusso, una cascata di colore di un'insieme di carte che hanno un’andatura ritmica verticale, come un monito alla polarità ambivalente della vita, un salire e scendere in un ciclo continuo. I fogli presentano una piega periodica, ripetuta per tutta la superficie che riverbera il movimento di espansione ascensionale dell'apertura di un mantice, evidente nelle pieghe che sono state distese in verticale. La sintonia con le scale, strutture architettoniche che connettono il basso con l'alto, risuona in una corrispondenza interiore con i moti dell'animo umano; la collocazione di Flusso caratterizza la discesa e l'ingresso verso lo spazio intimo della relazione, con la scoperta della luce restituita nelle forme del colore. Una presenza inaspettata in quel luogo che si lega all'inconscio primordiale, il sotterraneo ed il colore della luce riporta all'archetipo della caverna come rappresentazione del mondo; l’incontro con Flusso desta meraviglia, la stessa che le grottesche della Domus Aurea di Roma dovettero suscitare nei loro scopritori con l'apertura ad un'altra dimensione del reale con un mondo immaginario.

Stato di coscienza: il presente unico di una transizione.
I segmenti corporei dell'immagine di un doppio movimento (Zonca - De Siati)
Le opere suscitano una visione che sfocia nell'ossimoro dello scorrere del tempo fermo, attraverso l'organizzazione della durata dei tempi di fruizione, sempre parziale, frammentata rispetto l'immagine che si può creare nella mente di ognuno. Nello spazio delimitato l'osservatore può costruire un'immagine esperienziale, essendo la durata degli eventi gestita e più o meno vicina alla velocità naturale degli eventi, rimanendo nell'ambito della consapevolezza; in Istante è proprio l'attimo come unità minima che viene dilatato, il ciclo alternato bianco nero con cui appare la superficie secondo un mostrarsi apparentemente fermo nel tempo, dovuto alla gestione lenta della durata e 14 mq che si svolge nel movimento ambientale delle correlazioni. Uno spazio senza correlazioni non può essere un ambiente.
La dialettica transitoria dell'alternanza, nell'apparire bianco e nero, con tempi molto rallentati rispetto la sua fruizione, segna la linea trascendentale di un istante che appare sospeso e sembra interrompere il continuum cronologico. La staticità del movimento di Istante nell'immagine apparente si rompe e si ribalta nel movimento statico del pavimento mobile, 14mq; il carattere provvisorio determinato da ogni contatto, il minimo spostamento nello spazio delimitato si svolge nel tempo orizzontale, e ogni movimento si assesta nell'attesa di quello successivo, in un'immagine insita allo spazio reale della natura, dove nulla giace immobile.
"Sotto il mondo materiale c'è un tempo immateriale (...) esiste un mondo non materiale, fatto di pura temporalità, un mondo di forze vibranti, un mondo di impulsi di energie che interagiscono ritmicamente in una complessa e articolata danza che sembra estendersi e dare origine e significato a tutto l'universo" (Rifkin J. Guerre del tempo. Il mito dell'efficienza e del progresso e lo sconvolgimento dei ritmi naturali, Milano Gruppo Ed. Fabbri, Bompiani 1987, p.42). In questo senso le due opere, nello spazio ipogeo, atterrano lo spirito scoprendo l'idea sublime di essere al mondo, attraverso la manipolazione della percezione temporale del movimento come energia vitale dell'universo, la sensazione della durata nel tempo di un cambiamento.
Se vedo le rughe del tronco di un essere secolare, tra le pieghe riesco ad immaginare lo scorrere del tempo. Allo stesso modo l'immagine che le singole opere compongono in questa mostra è la somma delle unità visive coincidenti all'immagine che si è formata della stessa somma di quel preciso momento. Nella scena reale i lavori portano con se il valore di input ritmici, suggeriscono ed indirizzano la codificazione di un doppio movimento riecheggiando la staticità dell'avvenimento: verso l'alto, nella dimensione verticale del tempo di Istante; orizzontale, nel movimento immanente di 14 mq. I due lavori danno forma alla "dimensione presente del tempo universale sarebbe quindi impercettibile se non vi fosse il movimento. È il movimento che determina il tempo universale in puro presente. Anzitutto, perché si manifesta come ondeggiamento presente: (...)" (L'essere e il nulla. La condizione umana secondo l'esistenzialismo, Jean-Paul Sartre, Il Saggiatore, 2008, p. 263). La percezione del movimento costituisce l'equilibrio formale, Istante appare statico determinando una percezione del cambiamento, come un onda lenta lo schiarirsi della scultura, o viceversa, porta a sentire il movimento del divenire; 14 mq è fermo e si muove come ondeggiamento del presente, delle correlazioni ambientali.
Non possiamo capire dove e quando stiamo perché il presente è passato e futuro che si scontrano. La vita è lo scontro continuo tra passato e futuro.” (Gianluca Zonca). Il presente emerge nella forma che la coscienza riesce a prendere da un continuum, il particolare di un tutto, ed è tale solo se separato dal resto. Avviene l’intuizione dell’infinito in un frangente e la percezione verticale del tempo si incrocia al movimento orizzontale dello spazio: il setaccio di Saggio è il centro ideale di questo doppio movimento, al centro della stanza.
La stanza della conoscenza e l'idea di conquista del mondo.
(Siami - De Siati)
La stanza della trasformazione è caratterizzata da Gnosi, l'impronta del solco della deglutizione e della masticazione. Lo spazio tra i denti combacia perfettamente, in ogni individuo in modo unico, l'atto del deglutire è permesso dall'occlusione che è la chiave per assimilare il Creato; risolve in sé la dicotomia spirito e materia.
L'idea del doppio, di una natura graziosa e dura con il suo duplice volto, è illustrata nella riduzione di una pittura onirica, nella dimensione ridotta e compattata di nove diari visivi, mostrando nel gesto di ripiegare il foglio il tentativo di conquistare la natura nella sua originaria organicità.
Nelle vecchie scatole è riposta la capacità dei fanciulli di meravigliarsi della vita del Creato. Così sono custoditi i libretti Nine to universe secondo lo sguardo libero del piccolo dinanzi all'infinita forza rigeneratrice della natura, in grado di trasformare, di dare e riprendere a sé. Lo scopritore, pagina dopo pagina, nell’atto conoscitivo riprende a separare i vari aspetti. La visione degli acquerelli, infatti, è legata alla riapertura del foglio.
L’idea di poter mettere in tasca qualcosa coincide con l'idea stessa di poter contenere le forze della natura, portare con se quelle energie significa possederne il senso, averle e o poterle assimilare. Acquisire un senso della realtà sviluppando quella capacità prensile cui fa riferimento Gnosi, una forza, quella del morso che vede anche l’essere umano costretto tra gli altri animali alle cose della materia.
Se Flusso apre al mondo dell'immaginazione, trasformando la percezione dello spazio, evocando la levitazione dei corpi in un altrove in contrasto con la direzione dello scendere in profondità, Nine to universe richiama alla mente la realtà fantasiosa delle antiche grottesche in scala ridotta e portatile, tascabile, nove libretti “fabulati” che ricordano le capacità immaginative umane attraverso le acrobazie di una pittura onirica, come sarebbe piaciuto definire le grottesche a Daniele Barbaro, 1556, per il loro carattere libertario, privo di riferimenti intellettuali (cfr. La grottesca, A. Chastel, Carte d'Artisti, Abscondita 2010, Milano).
Giuseppe De Siati

08 marzo 2016

ALL'INFINITO DI DUE RETTE PER STUDI FESTIVAL




Open studio Jimmy Milani: all'infinito di due rette, Giuseppe De Siati
Sin da bambini abbiamo imparato che due rette che corrono parallele tra loro non potranno mai incontrarsi, perché mantengono la stessa distanza tra loro. Tuttavia il postulato di Euclide sulle parallele con l'introduzione del concetto di infinito, in più duemila anni, è stato trasformato in teorema superando il paradosso apparente del non incontro, infatti, se alle rette gli si attribuisce il valore infinito esse si incontrano... in un punto.
Quel punto è nello spazio infinito il nostro orizzonte visivo, un concetto consolidato nella civiltà occidentale dell'immagine, nell'imitazione della realtà a partire dalla piramide visiva con Brunelleschi si è ammessa scientificamente una visione soggettiva della realtà, illusionistica. All'infinito di due rette non è il punto di fuga, dove le linee sembrano convergere, quanto i nostri occhi che vedono, noi vediamo il mondo e non semplicemente così come è. Due visioni per provenienze differenti che sembrano incontrarsi in realtà restano distinte come le sponde di una strada i cui margini paralleli consento il viaggio. All'infinito di due rette con Jimmy "in studio" abbiamo segnato un punto coincidente nella ripetizione dove interpretare la realtà, un ripetersi che dà esiti differenti divenendo punto di fuga, dal ridisegnare le pieghe del panneggio all'andirivieni della corsa in riferimento alla quotidianità che proiettata all'infinito scala se stessa.
Giuseppe De Siati



L’installazione, perché di questo si tratterà, sarà una presentazione del mio lavoro
passato, presente e futuro.
Nell’occasione presenterò in anteprima la video installazione, realizzata in collaborazione con l’amico videomaker Lu Pan, intitolata “Basket\suicidio” che mette in correlazione, attraverso una metafora, un “normale” allenamento di basket alla vita di tutti i giorni.
Alle pareti oltre ad una selezione di miei lavori, saranno esposte una serie di opere di amici e colleghi con i quali ho collaborato negli ultimi 12 mesi, da Thomas Berra a Ciro Casale, da Swan a Stema e molti altri.
Per l’occasione ho anche deciso di ospitare il collega artista Giuseppe De Siati con il quale già in precedenza ci sono state varie collaborazioni dalla una mostra collettiva allestita da Off Brera, intitolata REMINDER 2015 al progetto “A.R.T.: Nutrimento e conservazione dell'arte” entrambe curate dal Prof.re Andrea Del Guercio.
Gianmaria Milani




              Nello studio di Jimmy porto un piano per immaginare, un gioco di visione.



Intorno al tavolo: sVelo Venere di Giuseppe De Siati

L'intervento nello studio di Jimmy fa parte di una serie di operazioni di studio e di incontro che conduco "intorno al tavolo:" e che si svolge in diversi luoghi caratterizzati dalla presenza del tavolo e di alcuni ospiti.
"Intorno al tavolo:" costruisce un’isola relazionale in cui potersi aprire all'altro, sentire e costruire una visione. Archetipo della terra e isola relazionale, il tavolo come base e luogo di esperienza estetica, diventa un campo visivo, base di composizione meditata per immaginare il cosmo. Così lo spazio del tavolo è lo spazio dello studio, spazio "pittorico", pretesto compositivo in cui le immagini e le forme si fanno presenti.
sVelo Venere: un piano per immaginare
È un piano per immaginare esercitando una delle facoltà che distingue l'essere umano, esaltandone la dignità.
La somma delle parti di un velo filtrano la luce visibile su un piano, l'azione stessa del panneggiare porta in se il valore dell'ambivalenza della visione, interiore/esteriore, dove le circonvoluzioni del velo non sono semplicemente quelle di un velo.
Svelo venere è un panneggio di seta di due veli bianco e nero, orlati nei colori estremi che rispettivamente riflettono ed assorbono la luce, da stendere al centro del tavolo per immaginare. Venere, personificazione della bellezza della natura feconda, in questo caso luce del visibile le sue vesti sono raccolte nella capsula sferica, quale forma di perfezione da cui tirar fuori il velo per immaginare.
Il tavolo è così apparecchiato dai drappi in seta che diventano veicolo per la fantasia e rendono un tavolo "immaginifico"; strumento di studio per visualizzare attraverso le pieghe e le circonvoluzioni del panneggio la luce.
CONTESTO: il piano del tavolo nella sua orizzontalità è il piano cronologico dove si svolge l'azione. Dal centro tavola eseguire il panneggio di Venere, disponendo la massa di pieghe in modo da evidenziare la luce.
SCOPO: lo scopo del gioco è esercitare l'immaginazione e dominarla attraverso il disegno e la nominazione, ovvero, configurare immagini nella propria mente e su un foglio. Immaginazione: sin. ideare, creare, inventare, escogitare, credere, intuire; quindi, usare la fantasia a partire dalle pieghe del velo, disegnare. Infine, nominare dando un titolo alle associazioni che scaturiscono dalla visione.

Performance: basket\suicidio di Gianmaria Milani

La pallacanestro, conosciuta anche come basket (abbreviazione del termine in lingua inglese basketball), è uno sport di squadra in cui due formazioni di cinque giocatori ciascuna, si affrontano per segnare con un pallone nel canestro avversario, secondo una serie di regole prefissate.
“Il basket” è uno dei pochi sport di squadra che tende al cielo.
Per molti, questa sua peculiarità è una rivoluzione/rivelazione.
Molti, anzi troppi, sono abituati a guardare solo in basso!

Suicidio, esercizio punizione

Il suicidio si fa percorrendo tutta la lunghezza del campo di gioco con degli scatti veloci e ripetuti. Quest’esercizio viene fatto fare nel momento in cui, durante l’allenamento, anche un solo componente della squadra compie un errore. Per punizione, l’allenatore fa svolgere a tutta la squadra questo esercizio.
Si parte da fondo campo
si arriva alla prima lunetta e si torna indietro ,
poi si a va a metà campo e si torna indietro,
poi alla lunetta opposta e si torna indietro,
poi a quell’altro fondo campo e si torna indietro. Il tutto nel minor tempo possibile.
Questa “punizione” è una perfetta metafora del secolo appena trascorso ma ancor di più è uno spaccato della società odierna, dove per ogni “corsa” in avanti da un punto di vista tecnologico e/o evolutivo, esiste una corsa contraria, “all’indietro”, a passo del gambero, da un punto di vista sociale.

 Via Caviglia 3 int.17/A
Milano

15/19 Marzo 2016

info gianmaria.95@hotmail.it